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UN NUOVO MODELLO DI ASSISTENZA PER IL PAZIENTE EMATO-ONCOLOGICO

20 Maggio 2020 by Emily Bulegato
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Da uno studio della normativa relativa alla Assistenza Domiciliare Integrata, nelle conclusioni troviamo che: “L’Assistenza Domiciliare Integrata, se nelle intenzioni del legislatore è un sistema virtuoso che, riducendo i costi della sanità, riduce le ospedalizzazioni ed i ricoveri impropri, migliora la qualità della vita del paziente, la sua aspettativa di vita e la qualità della vita dei familiari che devono gestirlo, necessita oggi in Lombardia di completare il percorso di sperimentazione e di essere dotata di alcuni utili correttivi che la rendano maggiormente efficace ed efficiente. Tutto ciò deve affiancarsi ad un ritorno alla definizione del PAI da parte del SSN, per garantire una miglior gestione delle risorse pubbliche. Alla base del successo dell’ADI vi è la necessità di avere risorse economiche adeguate per poter somministrare il servizio ad un numero sempre maggiore di pazienti, alleggerendo l’attività ospedaliera (Casazza S., 2018)”.

Prendendo spunto da queste conclusioni abbiamo fatto una rapida intervista al presidente AIL VARESE ONLUS, che ha confermato una grave carenza la difficoltà soprattutto ora, con gravi rischi per le persone fragili in generale, e per i pazienti emato-oncologici in particolare, di frequentare le strutture ospedaliere anche solo in DAY HOSPITAL per controlli di routine e controlli e monitoraggi di terapie che in parte potrebbero essere svolte in regime di ADI. Questo servizio, se attivato, consentirebbe di RIDURRE IN MANIERA SIGNIFICATIVA la frequenza del DAY HOSPITAL, migliorandone la qualità del servizio ma soprattutto, in questo momento di emergenza, RIDUCENDO IL CARICO DI PRESTAZIONI IN REGIME DI PERICOLOSITA’ PER I PAZIENTI che attraverso l’attivazione di tale servizio possono veder quanto meno ridotte le presenze all’interno della struttura ospedaliera alle effettive necessità di trattamenti non altrimenti praticabili.

Questo servizio consentirebbe inoltre di ridurre in alcuni casi il carico della struttura ospedaliera in termini di ricoveri, pensando per pazienti, anche magari particolarmente gravi, a una forma di assistenza propria alla persona che a tutt’oggi viene garantita solo dal privato o dal Comune di appartenenza a seconda del reddito ISEE.

Spesso infatti le persone fragili, con patologie corniche invalidanti, in qualche modo hanno bisogno di assistenza, monitoraggio, controllo e cura costante.

E’ in corso un completo ripensamento dei servizi sanitari, con la necessità di ridurre il più possibile in tutti i settori la presenza nella struttura ospedaliera. In questa rivisitazione dei protocolli di lavoro e delle attività sarebbe quanto meno necessario attivare un servizio di assistenza pensato per risolvere il problema di una categoria di pazienti fragili, e sui quali l’attività di ADI è ancora abbastanza al palo.

Anche dalla relazione del 2018 di Fabrizio Giunco, Responsabile servizi sociosanitari Istituto Palazzolo, Presidio Nord 1, Fondazione Don Carlo Gnocchi IRCCS ONLUS, “L’ASSISTENZA DOMICILIARE INTEGRATA IN LOMBARDIA. UN MODELLO IN CONTINUA EVOLUZIONE”, si evidenza come l’ASSISTENZA DOMICILIARE INTEGRATA fosse già prima di questa emergenza COVID odierna una frontiera da esplorare in maniera importante. Oggi ancor di più alla luce delle criticità dei servizi sanitari che devono essere erogati ai pazienti fragili.

Non dimentichiamo che tra le patologie cronicizzanti, il cancro in generale (tra qui le patologie emato-oncologiche ne sono una parte) ha una incidenza numerica superiore ad ogni altra patologia: “Si stima che nel 2018 in Italia verranno diagnosticati poco più di 373.000 nuovi casi di tumore maligno di cui circa 194.000 negli uomini e 178.000 nelle donne (omissis). Come effetto dell’allungamento della durata della vita, la nostra popolazione si caratterizza per essere sempre più composta da anziani, che sono soggetti a quelle patologie cronico-degenerative, tra cui i tumori, che hanno il loro picco proprio nell’età adulta-avanzata (omissis) Per fornire un quadro epidemiologico completo dell’oncologia a livello regionale, la sopravvivenza a 5 anni per Regione, per le principali sedi tumorali nei due sessi si attesta sempre ad un dato superiore al 50% dei casi”. (I NUMERI DEL CANCRO IN ITALIA 2018 AIOM (Associazione Italiana di Oncologia Medica) ed AIRTUM (Associazione Italiana dei Registri Tumori et al.)

E’ necessario quindi attivarsi per sviluppare un servizio che evidentemente ha bisogni e necessità con numeri significativi che vanno al di là del periodo di emergenza che stiamo vivendo.

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